Soldato mulo va alla guerra

con Massimo Barbero

testo e progetto di Patrizia Camatel

consulenza storica di Nicoletta Fasano e Mario Renosio

regia Patrizia Camatel e Dario Cirelli

 

durata dello spettacolo: atto unico di 70'

 

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GALLERY

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LO SPETTACOLO

"La guerra riconduce alla Natura: dove essa fa il vuoto della vita consueta, riappaiono sul primo piano elementi che la pace nasconde: anche gli animali. Non è necessario avere l'anima francescana per sentirseli più vicini, in guerra. Dove e quando, anche per l'uomo, cessa l'illusione che la vita sia ordinariamente sicura, s'intendono meglio queste altre creature che sempre, anche in pace, vivono in pericolo di morire; si intuisce meglio la loro natura che opera dominata da questo presupposto continuo: la morte." Giulio Caprin, 1916

 

Durante la Prima Guerra Mondiale accanto agli uomini ha combattuto un esercito di animali. Muli, asini, buoi, cani, cavalli, piccioni vennero utilizzati per le azioni belliche, per lo spostamento di reparti e materiali, per le comunicazioni e il sostentamento delle truppe. E le testimonianze degli uomini al fronte ci parlano anche di convivenze altrettanto strette, con gli animali, ma non altrettanto desiderabili: i topi che invadevano le trincee, pulci e pidocchi che infestavano le vesti e i giacigli( La forzata coesistenza di animali di ogni genere con gli uomini avvicinò gli uni agli altri in una tragica fratellanza di fronte alla morte e alla sofferenza.

 

Giuseppe Zabert, classe 1897, figlio di mezzadri, parte da Valfenera – come altri otto tra fratelli e cugini – per andare a servire la Patria al fronte. Il soldato semplice, la giovane “carne da cannone” che ha perso la vita, e l’identità stessa, nelle trincee del Carso o sui monti contesi agli austriaci, è all’oscuro dei piani di conquista degli Stati, delle alleanze e delle strategie. A lui si chiede di faticare la giornata e di obbedire, proprio come ad un mulo sotto il basto; a lui si chiede di sopravvivere a qualunque costo, nascondendosi e strisciando nel fango, profittando degli avanzi o della morte dei compagni, proprio come farebbe un ratto.

Ecco una relazione, quella col mondo animale, che non è semplice convivenza, coabitazione forzosa, ma è identificazione dell’essere-uomo con l’essere-animale: è l’istinto di sopravvivenza a farla da padrone in trincea, è l’istinto di fuga che fa dell’uomo un disertore, è la fame che ti mangia da fuori e la paura che ti rode da dentro. Nel mondo straziato dalla guerra la bestialità è caratteristica degli uomini, abbrutiti dalla violenza, mentre gli animali al fronte, coprotagonisti di episodi tragici o inaspettatamente sentimentali, rimangono l'ultimo baluardo di umanità e vita.

 

"Nello spettacolo precedente ho raccontato, attraverso gli occhi di un uomo che ha deciso di vivere al confine del mondo, storie di alberi, di uomini, di un amore lontano. Ma anche storie di guerre, di ricordi, di viaggi, di fughe. E del rapporto tra l'uomo e la natura, che si fa legame spirituale. Ora vorrei parlare del rapporto tra l'uomo e gli animali, rapporto di fedeltà, di sacrificio, di simbiosi. Il tutto attraverso gli occhi di un ragazzo, di famiglia contadina, partito per la Grande Guerra ...di lui vorrei raccontare perché raccontare è ricordare e ricordare è un atto di amore. La sua storia, che si confonde con quella di altri famigliari anch'essi chiamati alle armi, e di altri compaesani (alcuni non tornati), è ricostruita attraverso cartoline, lettere dal fronte, fotografie, racconti di reduci. E presenza degli animali, compagni di trincea. Bestie tra le bestie." Massimo Barbero

 

RECENSIONI

(...) La narrazione coinvolge, commuove e si distacca da ogni scontatezza rievocativa o retorica. Parla un uomo, parlano le verità storiche e i numeri degli uomini e degli animali mandati al fronte ad ubbidire e morire. Diversi i registri e serrato il ritmo. La dolcezza emerge e rompe la brutalità, gli episodi di brevissima tregua al fronte con il nemico illuminano circa la giovinezza e il desiderio di pace. Infine la drammaticità culminante della morte in battaglia è preceduta da un crescendo ansiogeno ed è resa con un ralenti in sordina di stile cinematografico. Su tutto, un senso di santità riassunto dalle virtù da santi degli alpini e dei loro muli: obbedienza, mitezza e tenacia.

Uno spettacolo di grande intensità, un punto di vista inedito e acuto, soprattutto una narrazione che arriva al cuore e, con un finale tutto da scoprire, al nostro tempo. Da vedere.

Nicoletta Cavanna, Radiogold

 

(...) Il testo è caratterizzato dall’alternarsi di stili e registri, che, pur nel loro antifrastico connubio, risultano essere armonici, compenetranti, in una mescolanza di toni, alle volte decisi, alle volte pacati. La durezza della guerra si contrappone alla dolcezza delle parole, il paesaggio arido del Carso all’animo gentile del combattente, la voce stentorea dei generali a quella intima di quegli infiniti eserciti di uomini e animali. Il risultato è un quadro ossimorico, ma fedele della Grande Guerra. È una guerra “a portata di uomo”, però, quella descritta, che supera le definizioni dei manuali di storia, per farsi raccontare da un uomo, più che da uno storico. “Soldato mulo va alla guerra” è poesia, ma una poesia che non trascende la realtà, bensì la esalta, in tutte le sue sfumature. È una poesia intensa, che sa dare ali per volare, senza mai dimenticare di aver radici ben salde al terreno. È una poesia che, anziché dimenticare gli orrori, li ricorda, perché ricordare è e rimarrà sempre “un grande atto d’amore”. E “Soldato mulo va alla guerra” è amore, amore per gli animali, per le proprie origini, per chi dal fronte non è mai tornato, è un amore così forte e unico che vibra, anche nel silenzio di chi, di fronte a tale titanico lavoro, perde le parole.

Irene Conte, Sciatap

 

NOTE

Il Teatro degli Acerbi da anni si occupa di teatro e memoria, che si intreccia con il teatro popolare.

 

Con Luciano Nattino negli anni abbiamo raccontato sul palcoscenico storie vere, verissime, di uomini che hanno attraversato le grandi guerre del Novecento ("La storia di Natale", dalle memorie di Natale Pia di Montegrosso d’Asti, sopravvissuto alla ritirata di Russia e ai campi di sterminio nazisti); e poi storie di impegno civile ed “a testa alta" ("Il Voltagabbana" di Davide Lajolo, "Mio Padre, Guido Rossa", "Storie della Waya"...). Tutte viste dagli occhi degli umili, degli ultimi. Il tutto attingendo ed alimentando l'Archivio della Teatralità Popolare, voluto da Nattino, un patrimonio di ricerche e testi. Lo spettacolo "Il mondo dei vinti" (ospite al Festival di Resistenza al Museo Cervi ed al International Traditional-Ritual festival in Iran) creato con casa degli alfieri e Faber Teater, tratto dall'opera di Nuto Revelli, ha voluto offrire un affresco del mondo contadino del secolo scorso: quella “culla”, quel “paese”, il cui ordine fisico e umano è filtrato in noi ed è impossibile a cancellarsi. Ciò per riannodare trame antiche e sepolte nel nostro inconscio collettivo, ma, soprattutto, per vedere quel mondo in una luce prospettica, vicina alle nuove sensibilità, ai bisogni di oggi.

 

Con l'ISRAT (Istituto Storico per la Resistenza e la Società Contemporanea di Asti) si è stretto da tempo un proficuo sodalizio, attraverso la condivisione di progetti sulla memoria, momenti di lettura, passeggiate letterarie, iniziative per la Giornata della Memoria.

 

Partendo da queste esperienze di rappresentazione scenica e di ricerca, questo nuovo spettacolo vuole essere innanzitutto un percorso di raccolta di frammenti di memoria e di immagini di uomini al tempo della Grande Guerra; e poi una rappresentazione del mondo rurale (uomini e animali) strappato alle radici e obbligato ad andare in trincea a combattere una guerra e a tentare sopravvivere ai pericoli quotidiani ed alla fame, tra umanità e istinto.

 

Il testo è frutto di rielaborazione creativa a partire da materiali di testimonianza raccolti negli anni dall'ISRAT, oltre a ricerche dell’Ente sulla tematica quali il progetto “In sella alla storia. Nuovi e vecchi impieghi di amici a quattro zampe”, con scuole primarie e Associazioni del territorio, libri sulla tematica quali “Il bravo soldato mulo” e “Gente di trincea” di Lucio Fabi, che raccontano e documentano la presenza di animali al fronte.

 

Parti di testo derivano da una ricerca condotta su e da una famiglia contadina astigiana, i cui giovani membri furono strappati alla umile e laboriosa quotidianità per andare al fronte, e non tutti fecero ritorno.

 

La messa in scena si fonda sulla narrazione diretta al pubblico, con pochi elementi scenici e di costume, curando soprattutto il lavoro dell'attore, la gestualità, il testo ed il linguaggio. Il teatro popolare di narrazione si fa affresco di una storia di storie.

 

nel centenario della Prima Guerra Mondiale 2014/2018

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