Dio e la manutenzione dell’asina

sulla via francigena con Géraldine

di Luciano Nattino

con Claudio Zanotto Contino e la sua asinella Géraldine

regia di Luciano Nattino e Patrizia Camatel

produzione Teatro degli Acerbi e Teatri del Sacro 2013

in collaborazione con il Progetto Culturale della Diocesi di Asti

 

durata dello spettacolo: atto unico di 70’

 

 

 

GALLERY

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LA TRAMA

Questo è il diario di un viaggio...immaginato, prefigurato: un viaggio a piedi, di un uomo solo con la sua asinella, 900 chilometri dal Monginevro a Roma, lungo la storica Via Francigena, ovvero la porzione italiana del medievale percorso che da Canterbury, attraverso la Francia e l’Italia, conduceva i pellegrini oltremare, fino alla Turchia e quindi a Gerusalemme. Gli scenari ricchi di fascino di questo percorso, tutt’ora segnato e frequentato da pellegrini e camminatori, fanno da sfondo ai passi e ai “dialoghi” del pellegrino Claudio e della buona Géraldine, che si esprime in linguaggio umano, udita solo dal suo conduttore. O forse non è lei a parlare, ma una voce dall’interiorità del pellegrino? Camminare, si sa, dà l’abbrivio ai pensieri, anche a quelli più alti: che senso ha la nostra esistenza? Chi ha creato il mondo? Chi è Dio? Il pellegrino, animo sottile ed inquieto, cammina e poi si ferma, cercando risposte alle domande che sorgono, a volte stimolate dalle esperienze più umili e quotidiane legate alle necessità vitali della strana coppia di protagonisti. Perché il pensiero sul nostro destino si annida ovunque, anche nelle pieghe della quotidianità. Così, tra descrizioni di umili gesta d’ogni giorno, di paesaggi incantevoli, di fatiche del cammino, Claudio parla a ruota libera, tiene un diario, cerca risposte negli occhi dolci dell’equina compagna, ma sono risposte provvisorie, ipotetiche, sempre aperte. Aperte anche al pubblico, che si fa pellegrino esso stesso, o incontro sul cammino, provvido di nuovi stimoli, nuove domande, punti di vista condivisi o in contrasto. Sì, perché gli spettatori ascoltano e poi possono intervenire, dire la loro, avere il proprio spazio drammaturgico, per rendere unica ogni recita, o per meglio dire, ogni tappa del cammino. Così il viaggio è la metafora di tutta una vita, tratteggiata come una preziosa miniatura.

LO SPETTACOLO

Il pellegrino protagonista del lavoro teatrale impersona, evidentemente, ogni uomo o donna nello svolgersi del proprio personale cammino esistenziale, e da questa intenzione deriva un’altra caratteristica peculiare del progetto: le domande che nel racconto il protagonista si pone, ora stimolate dalla quadrupede saggia compagna, ora dalle situazioni che di giorno in giorno i due affrontano, sono state raccolte dalle vive voci del pubblico e dei relatori che sono intervenuti all’iniziativa denominata “Il Cortile dei Dubbiosi”, una serie di incontri pubblici voluta dal Vescovo di Asti mons. Francesco Ravinale e promossa dall’équipe del Progetto Culturale della Diocesi di Asti, che si è svolta tra dicembre 2012 e marzo 2013. Il Cortile si pone come luogo di libero confronto tra credenti e non credenti su tematiche attinenti i rapporti tra scienza e fede, tra l’uomo e Dio, il significato della vita sulla terra, ecc.

Le riflessioni emerse durante gli incontri in questa prima fase costituiscono il “cuore” del testo teatrale: compito artistico del drammaturgo è stato abbinare le singole riflessioni alle 40 tappe del viaggio, attuandone la consonanza con i luoghi visitati, con gli incontri effettuati o con la pratica quotidiana del viaggio e della cura dell’asina.

 

Lo spettacolo può essere rappresentato all'aperto in forma itinerante a tappe o in postazione fissa adattandosi al contesto oppure al chiuso in spazi teatrali e non.

NOTE DI REGIA

Di solito prima si compie un viaggio, poi lo si racconta.

La novità del progetto sta invece nel fissare in precedenza, tramite il lavoro di scrittura e messa in scena, tutte le emozioni e le suggestioni che si immagina saranno provate lungo il percorso per poi, nel viaggio reale, andare alla ricerca delle stesse suggestioni ed emozioni da rivivere direttamente sul campo, insieme alle riflessioni che ne conseguiranno.

Un po’ come succede in campo scientifico, quando ad un azzardo teorico segue, anche diverso tempo dopo, la conferma nei fatti. Esempio recente è il bosone di Higgs, la cui esistenza è stata confermata a fine giugno 2012, dopo quarant’anni dalla sua teorizzazione.

Vi sono dunque nello spettacolo due piani di narrazione: l'uno descrittivo - luoghi, incontri, azioni quotidiane del pellegrino -, l'altro di indagine spirituale e meditativa.

Il senso della "ricerca" domina tutto il racconto: ricerca del proprio “io”, ricerca dell’ “altro” di cui ci si prende cura (in questo caso l’asina) e, soprattutto, ricerca dell’Altro, il principio ontologico alla base dell'essere.

Senza contare che il viaggio vero e proprio sulla Via Francigena, è caratterizzato da una ricerca in più: quella del già “provato” e “conosciuto” nel corso della progettazione teatrale e delle sue rappresentazioni.

Ma il progetto non muterà mai la sua natura di lavoro sempre aperto, in progress, sempre disponibile ad accogliere le nuove domande e suggestioni che lo spettatore potrà condividere con l’attore in un momento di fecondo dialogo e di riflessione al termine della narrazione.

È questo un chiaro messaggio, un invito a chiunque voglia mettersi in marcia, accanto a Claudio e Géraldine, e riflettere sulla propria condizione di viaggiatore. O meglio: di “camminatore di domande”.

RECENSIONI

“Il diario di un viaggio, lungo l'antica via Francigena, di un uomo, Claudio Zanotto Contino, e la sua asina, Geraldina, è il punto focale attorno a cui ruota lo spettacolo. […]

Un viaggio esistenziale verso una nuova consapevolezza, verso la ricerca del proprio Io interiore.

Un pellegrino che impersona ogni uomo o donna nel proprio cammino e una saggia compagna quadrupede condividono pensieri e dilemmi sulla natura divina e umana. […]

Tra fare ironico, scherzoso e colloquiale, Claudio Zanotto Contino ci accompagna in una dimensione altra con una narrazione che si articola per ‘divertissement’ e casualità, con una componente linguistica intrisa di grecismi, latinismi, francesismi e parole derivate dal piemontese e dallo spagnolo. Ha tra le mani un mazzo di carte da scala giganti. Ad ogni carta corrisponde una tappa del pellegrinaggio. […]

Ogni sosta, così come le stazioni delle sacre rappresentazioni medievali, dà vita a nuove dissertazioni filosofiche sul rapporto tra Dio e la natura umana. Narrazioni storiche e leggendarie si intrecciano e diventano la linfa da cui il pellegrinaggio trae un motivo d'essere […]

Si disquisisce su temi universali che regolano l'origine del mondo, sulle figure ossimoriche che sin dal medioevo costituiscono le fondamenta della nostra civiltà: si parla di “alto”, ovvero di come rappresentare Dio: un vecchio signore o un triangolo con un occhio al centro? E si parla di “basso”, in termini di materia scatologica, come le feci dell'asino capaci di dare nutrimento alle piante.

[…]

Lo spettacolo, carico di una forte valenza simbolica, diventa una sorta di catarsi ascetica, simbolo di un lungo e travagliato processo di maturazione ed evoluzione a cui tutti sono chiamati a partecipare, nella ricerca di una qualche verità su se stessi e sull'universo che ci circonda.

Davide Raitano, Krapp's Last Post

 

“Dio e la manutenzione dell'asina è il racconto di un pellegrino moderno, Claudio Zanotto Contino, e del suo viaggio lungo l'antica via Francigena in compagnia della sua asina, Géraldine, con la quale condivide pensieri e interrogativi sulla natura dell'uomo e di Dio. […] a ogni sosta, come nel dramma a stazioni delle sacre rappresentazioni medievali, corrispondono discussioni sulle più vaste sfaccettature del rapporto tra Dio e la natura umana che coinvolgono l'uditorio permettendo a esso di trascorrere due ore all'insegna della riflessione e, complice il suggestivo scenario, di una ritrovata tranquillità. L'idea è originale e, nonostante la non indifferente durata dello spettacolo, il poter passeggiare tra una scena e un'altra rende la performance nel suo complesso tutt'altro che noiosa. Inoltre il tono colloquiale utilizzato dall’attore, i frequenti scambi di battute con il pubblico, nonché la muta ma significativa presenza di Géraldine, sono elementi sommamente “scenici”, in grado di dar luogo a un'atmosfera gioviale e, al termine della rappresentazione, si ha la sensazione di aver davvero affrontato un cammino di catarsi e di rinnovamento del proprio io.”

Valentina Oassigni, La Gazzetta di Lucca

 

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